La favolosa vita di Emilio Brown. Intervista a Leonardo Malaguti

Published On 07/01/2015 | By Marianna Camillò | cultura, spettacoli

10913712_1524711524476052_882067065_n Dal 27 al 30 gennaio 2015, presso il teatro dello Studio Abate, nel cuore del quartiere romano di San Lorenzo, andrà in scena La favolosa vita di Emilio Brown, scritto, diretto e interpretato da Leonardo Malaguti. Nel cast anche Elisabetta Scarano, Pier Quarto, Riccardo Pumpo e Teodoro Giambanco. Una commedia “diabolica”, così l’ha definita Leonardo, bolognese, artista molto produttivo a soli 21 anni. Ho incontrato il giovane regista tra una prova e l’altra e gli ho posto qualche qualche domanda per saperne di più sul suo nuovo progetto…

La favolosa vita di Emilio Brown. Una commedia diabolica. Cosa c’è di diabolico nel tuo spettacolo?

Vari aspetti della trama, che non rivelerò per conservare la sorpresa, sono diabolici, ma non solo: l’umorismo con cui sono tratteggiati i personaggi, certe situazioni al limite del grottesco, il cinismo pungente che pervade ogni cosa, tutto questo e molti altri dettagli contribuiscono a creare un’atmosfera surreale ed estremamente imprevedibile che potremmo definire “diabolica”… è come una grande ragnatela: si ride molto, ma più si ride più si rimane intrappolati. Poi, anche se alla lontana, nella vicenda ritroviamo dei chiari echi faustiani, ribaltati e dissacrati.

Una suora cabarettista, una trama grottesca. C’è stata qualche particolare suggestione che ti ha spinto a scrivere il testo?

Le suggestioni sono sempre moltissime, ma quando scrivo cerco di non affrontarle direttamente, di non dire “ispiriamoci a questo o a quello…” ma di mettere su carta quello che autonomamente la storia mi racconta, andando poi a scoprire una particolare influenza quando lo rileggo. Ciò detto, ci sono alcune atmosfere che ritornano molto spesso nei miei lavori, e in questo in maniera particolare: l’espressionismo (ma più che quello alla Die Brücke, quello del secondo periodo, La Nuova Oggettività, Dix e Grosz per intenderci) il cabaret tedesco del primo dopoguerra, lo humor surrealista, per non parlare di innumerevoli influenze cinematografiche tra cui Viale del Tramonto, Il Gabinetto del dottor Caligari, Brazil ma, soprattutto,Woody Allen, a cui devo veramente moltissimo.

Sei giovanissimo, Leonardo, quando è nata la tua passione per il teatro?

Ho sempre adorato giocare a fare spettacolo, travestirmi e inventare assurdità e infatti all’età di dieci anni mia madre mi ha iscritto a un corso di recitazione: da lì non ho più smesso.

I tuoi interessi artistici, però, non si fermano al teatro, vero?

Sì è vero, faccio molte cose in campo artistico: scrivo (oltre a commedie anche racconti) disegno e dipingo e mi diletto a fare video, per ora in maniera amatoriale, ma il mio sogno sarebbe un giorno arrivare a fare il regista cinematografico. Tutto nasce in realtà dal disegno: mio nonno, che è stato il mio mentore artistico, era insegnante di storia dell’arte al liceo, ma soprattutto pittore ed è da quando sono piccolo che mi ha educato a cercare una creatività la più fervida e poliedrica possibile. Lui stesso era anche scrittore e poeta e ha sempre ritenuto tutte queste espressioni artistiche “facce dello stesso prisma” e questa è la visione che ha passato anche a me. Quindi se scrivo, disegno, recito o dirigo sono sempre nel mio campo da gioco, solo in diversi ruoli. L’idea di fare il regista nasce appunto dalla necessità di mettere insieme tutte queste cose per creare un prodotto unico, in questo caso il mio spettacolo, in un futuro, magari, un film. Comunque, nello stesso luogo e negli stessi giorni dello spettacolo sarà organizzata una piccola mostra di miei quadri, olii ma non solo, e sono molto contento di questa cosa perché l’arte figurativa è parte fondamentale del mio lavoro e questo connubio spettacolo/mostra mi dà modo di creare un ambiente originale e stimolante.

10884575_1524709614476243_336520974_nMa torniamo allo spettacolo… Quant’è difficile oggi, in Italia, per un gruppo di attori giovani come voi, riuscire a realizzare una pièce teatrale?

Indubbiamente non è semplice, e non solo perché non ci sono fondi o supporto, anche perché spesso le cose migliori si ottengono quando c’è la necessità di arrangiarsi con quello che si ha. Non è semplice perché qui in Italia c’è poca voglia di novità: certamente tutte le mode passeggere vengono abbracciate volta per volta per non farci sentire troppo provinciali, ma alla fine è il gusto classico a vincere sempre: sempre le stesse storie, le stesse battute, la stessa (s)confortante banalità. Per un gruppo di giovani come noi perciò diventa doppiamente difficile realizzare uno spettacolo, soprattutto se si tratta di qualcosa di inusuale, perché alla questione prettamente materiale del non avere finanziamenti, si aggiunge quella del trovarsi al di fuori del target omologato.

Sei fiducioso riguardo al futuro del teatro nel nostro Paese?

Fiducia ne ho, non perché veda i boccioli di una nuova fioritura alle porte, ma perché vedo che ancora di artisi validi in giro ce ne sono e questo mi fa pensare che per ora non siamo giunti alla fine. Rezza, Latella, Castellucci, Martone, anche solo Servillo che mette in scena Eduardo, sono tutte tracce di vita di cui possiamo ancora fortunatamente godere. Ne verranno altri dopo? Chissà. In realtà non sono molto vicino alle nuove realtà teatrali, ma sono certo che qualcosa di buono c’è e si sta preparando a uscire. Il bello dell’arte è che, per quanto fango si produca, c’è sempre una perla pronta che prima o poi verrà fuori. Quindi forse la domanda dovrebbe essere rivoltata in “sei fiducioso riguardo al futuro del nostro Paese?” e a quel punto non saprei proprio risponderti, potrei solo dirti che sono certo che ha molto più futuro il Teatro.

Dimmi tre motivi per cui il pubblico dovrebbe venire a vedere La favolosa vita di Emilio Brown…

Perché se si è stanchi dei grandi classici, delle commedie romantiche e delle battute scatologiche, La Favolosa vita di Emilio Brown è ciò di cui avete bisogno: è imprevedibile, estremamente divertente e con un cast di giovani brillanti.

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About The Author

Laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo, nutre una grande passione per il mondo del Cinema, del Teatro e della Fotografia. Ironica nella vita e nella scrittura, studia per diventare una truccatrice professionista e dare un po' di colore a ciò che la circonda.

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