Intervista a Ivan Bellavista, il nuovo Don Giovanni…

Published On 10/07/2014 | By Marianna Camillò | cultura

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Molière immaginario è la nuova creatura di Ivan Bellavista, attore napoletano di ventinove anni, conosciuto al grande pubblico per la sua collaborazione con Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Ivan abbandona, in questa occasione, i panni – succinti – del performer e si riveste di teatro, di sfarzosi costumi d’epoca, portando in scena una rivisitazione del Don Giovanni di Molière. Uno spettacolo divertente e intrigante, che fonde elementi comici a toni drammatici. La pièce andrà in scena per la prima volta il 24 luglio 2014 ad Anzio, presso Villa Adele, e arriverà a Roma nel mese di gennaio. Nell’attesa di assistere a questa nuova prova recitativa, abbiamo scambiato qualche parola con Ivan…

Molière immaginario è una rilettura del Don Giovanni di Molière. In che modo avete reso attuale un autore di quasi quattrocento anni fa, seppure intramontabile?

Lo spettacolo non vedeva l’ora di uscire fuori. È nato da un’esigenza forte, quella di divertirsi e di mettere in pratica un tipo di teatro che a me, personalmente, mancava tanto. Parlo del teatro con il copione, con gli attori e un regista, con degli abiti di scena e un po’ di trucco da mettersi in faccia. Ho cercato di fonderlo con quello che ho imparato volontariamente e involontariamente negli ultimi anni, in giro per i teatri di tutta Italia. Il Teatro, insomma: siamo partiti da lì. Per scherzo è uscito fuori il nome di Molière. Per gioco, ma un gioco serio: di lì a poco, infatti, ho cominciato a convincermi che si doveva assolutamente fare. Il motivo? Ancora me lo domando. L’istinto è alla base di questo lavoro, per me luccicante come il metallo dorato. Flavio Marigliani ha adattato tre commedie di Molière (Il Borghese gentiluomo, Il Tartufo, Don Giovanni), le ha fuse giocandoci ed è uscito fuori un testo esemplare, unitario e fluido. Nel periodo di gestazione sono cresciuto, ho compreso cosa voglio dal mio teatro. Don Giovanni ricalca i miei gesti, le mie manie e anche ciò di cui vorrei liberarmi e, nel mio piccolo, questo rappresenta il lavoro di attualizzazione del personaggio. Si tratta di un lavoro che ho avuto l’onore di volere e organizzare e di cui già ora, prima del debutto, vado fiero. Il primo passo di una nuova fase che è appena cominciata.

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Ricordo la tua interpretazione del petroliniano Gastone, uomo affascinante e malinconico ma, in fondo, un truffatore. Con Don Giovanni affronti di nuovo un personaggio negativo…

Doveva uscire fuori Don Giovanni da me, prima o poi. È arrivato, è caduto dal cielo. Mi sono piombati addosso i suoi atteggiamenti, la sua parrucca, il suo costume ed ecco fatto. Credo che ogni attore dentro di sé abbia già tutti i ruoli del mondo. Il bravo attore li coglie e li mette in scena. Il teatro è una ricerca del già vissuto. Interpreti un personaggio ma in realtà interpreti un lato di te. Gastone e Don Giovanni non hanno quasi nulla in comune, se non un altro personaggio, che entrambi hanno interpretato: me stesso. Il mio Don Giovanni non è un personaggio negativo e nemmeno Gastone lo era. È uno che sfida il cielo, le convenzioni. Non crede in niente, si dà forza da solo perché non crede in nessuno. A me fa un po’ di tenerezza, Don Giovanni…

Com’è nata la compagnia che metterà in scena lo spettacolo?

La compagnia è sempre esistita nella mia mente. Tutti, il cast artistico e quello tecnico. Volevo assolutamente lavorare con Sandra Conti e con Matteo Di Girolamo. Avevo di nuovo voglia di farmi dirigere da Flavio Marigliani, perché ero convinto che, come me, fosse cresciuto artisticamente e che avrebbe regalato al lavoro una visione e una scrittura impareggiabile. Desideravo lavorare fianco a fianco con Roberto Fiore, il compositore delle musiche di Gastone, perché è una persona che mi capisce al volo. E questo discorso vale per tutti, dalla costumista alla truccatrice, dal macchinista al disegnatore delle luci. Insomma, dovevo trovare solo un soggetto che mi convincesse. Volevo circondarmi di gente di cui mi fidavo e penso di aver fatto bene. Molière Immaginario è uno spettacolo che non lascerà indifferenti, grazie a questo grande gruppo di lavoratori.

 

Quale consiglio daresti ai ragazzi che, come te, amano il teatro e sognano di intraprendere questa professione?

Di non iscriversi a nessuna accademia. Consiglio di “studiare” facendo spettacoli, mettendosi alla prova e rischiando anche di sbagliare, di avere orecchio e occhio nell’osservare il mondo e le persone, senza dimenticare la propria personalità e i difetti che possono essere messi a servizio dei personaggi interpretati. Di fare teatro, sempre e comunque. Di sbagliare e di riprovarci. Di affidarsi a persone valide artisticamente, senza perdere tempo in agenzie che ti vogliono bello e palestrato. In teatro devi essere forte, non bello.

 

E tu? Quando hai capito che questo sarebbe stato il tuo mestiere?

Se ti dico che l’ho capito da sempre, credimi. L’ho capito quando i miei compagni di classe, alle elementari, non vedevano l’ora che arrivassi io per farli ridere con le imitazioni delle maestre. L’ho capito quando l’unica cosa che mi faceva venire voglia di muovermi (da piccolo ero molto pigro) era andare a teatro. Quando rimanevo incantato di fronte alle esibizioni dal vivo di Freddie Mercury e fantasticavo di diventare famoso e citato come Totò. Ho capito che volevo fare l’attore quando da bambino ho pianto per la morte di Massimo Troisi. Ho capito che volevo fare l’attore quando era troppo tardi per scegliere di fare altro.

 

A chi vorresti dedicare questo spettacolo?

Molière Immaginario lo dedico a una bellissima persona con i baffoni, che un pomeriggio di quasi vent’anni fa mi portò un volantino che informava dell’apertura delle iscrizioni per un corso di teatro nel mio paese. Quel signore, in un pomeriggio, mi cambiò la vita. Quell’uomo era mio padre e lo spettacolo è dedicato a lui.

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About The Author

Laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo, nutre una grande passione per il mondo del Cinema, del Teatro e della Fotografia. Ironica nella vita e nella scrittura, studia per diventare una truccatrice professionista e dare un po' di colore a ciò che la circonda.

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