I fratelli Coen tornano a ipnotizzare gli spettatori in sala

Published On 22/02/2014 | By Giulia Esposito | cultura

a-proposito-di-davis_coverChi lo ha osannato immediatamente, chi ha deciso da subito di non andare a vederlo, chi ha pensato che in fondo può aspettare di guardarlo in streaming… Dunque, andiamo a vedere l’ultima creazione dei fratelli Coen.

Chitarra acustica e voce meravigliosamente triste sono le uniche credenziali che Llewyn Davis (Oscar Isaac) ha da offrire al mondo; squattrinato cantautore folk, con il peso di un unico album “quasi” famoso dal quale non riesce a liberarsi e andare avanti per creare una sua identità da solista, Llewyn è il ritratto di un uomo che viene posto continuamente davanti a delle scelte e,inesorabilmente, sbaglia. Con la sua giacca marrone in velluto a coste, Llewyn si esibisce di tanto in tanto al Gaslight Café, nel Greenwich Village, il che non gli permette però di avere quel tanto di soldi che bastano per avere un tetto sopra la testa. Le sue notti consistono nello scroccare un letto (quando gli va bene) o un divano a vari dei suoi conoscenti; ed è proprio nell’uscire dall’appartamento di una coppia di suoi amici che hanno inizio le sue disavventure, con il gatto di casa che esce di corsa mentre Llewyn sta chiudendo la porta. La sua inclinazione a imboccare sempre la strada sbagliata quando è posto davanti ai moltissimi bivi che la vita gli pone è una delle caratteristiche che ci fa subito affezionare al personaggio. I fratelli Coen hanno modellato un uomo come tanti, che fallisce ma che, contemporaneamente, risulta essere una sorta di eroe romantico. Il tutto è posto all’interno di un microcosmo che nasce dalla combinazione di personaggi insoliti, gatti che si perdono, gravidanze indesiderate, ostacoli emotivi interiori difficili da superare.

downloadI due fratelli di Minneapolis riescono a far sorridere il pubblico e, al tempo stesso, a far calare un alone di malinconia su di esso.

Il cast è impeccabile. A partire da Oscar Isaac che, diciamolo, solo per la sua performance canora si guadagna tutta la nostra adorazione, Justin Timberlake il quale si perfeziona sempre più come attore, passando per l’altrettanto brava Carey Mulligan e arrivando infine a John Goodman che non ha bisogno di presentazioni. La colonna sonora è talmente bella che lo spettatore, uscendo dal cinema, vorrà subito riascoltarla (il che non è così scontato se si tratta di musica folk). Ultima, non per importanza, la fotografia: eccezionale. Le atmosfere opache, tanto da far sembrare che al cinema si possa di nuovo fumare, neanche fossimo davvero nel Village, le luci soffuse e tutti quei minuscoli ma perfetti accorgimenti che ci fanno entrare nel vivo della New York degli Anni ’60.

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About The Author

Giulia Esposito Laureata in Storia del Cinema alla facoltà di Letteratura, Musica e Spettacolo all'Università La Sapienza di Roma, sono da sempre appassionata di cinema ma anche di musica, fotografia e teatro. Il mio sogno è di diventare un critico cinematografico, ma anche fare la fotografa mi piacerebbe molto.

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