Fotografia: la composizione

Published On 16/10/2012 | By Massimo Lico | +stacco, fotografia

La fotografia è un’arte figurativa, come la pittura, la scultura e il primo gesto che un artista compie è quello, più o meno consapevole, della raccolta o disposizione degli elementi dell’immagine all’interno di una determinata regione bidimensionale o tridimensionale, in fotografia parliamo di campo compositivo, o più comunemente fotogramma o inquadratura. Oltre a questo primo importante concetto ce ne sono altri due, tutto quello che rientra nel campo compositivo e che lo delimita, cioè le cose e le persone prendono il nome di forme positive, mentre tutto ciò che non rientra nel campo compositivo prende il nome di campo negativo.

Il primo è forse il più importante anche dal punto di vista pratico, nel senso che condiziona il modo di distribuire le forme positive all’interno della foto. Faccio un esempio: ci sono forme positive che si prestano ad essere inquadrate in verticale taglio verticale, ma talvolta anche il cosiddetto taglio orizzontale ha il suo fascino come in questi casi.

Quanto alle forme positive, può succedere che i contorni di queste rimangano completamente confinati all’interno del campo compositivo e quindi ciò che costituisce il campo negativo assuma un aspetto ad anello che circonda la forma positiva. In altri casi i contorni delle forme positive possono toccare i bordi del campo compositivo, spezzando la continuità del campo negativo.

Ci sono poi alcuni criteri generali da tenere presente, il criterio dell’unità dell’immagine (l’immagine è un tutt’uno con le sue componenti), il criterio della semplicità (una immagine semplice con pochi elementi essenziali comunica molto di più di una con molti elementi), il criterio dell’equilibrio (cerchiamo di amalgamare bene gli ingredienti come in una ricetta preparata ad arte, in cui sapori si mescolano gradevolmente).

La fotografia ha sicuramente delle regole solide, basi ingegneristiche addirittura, ma ora dopo aver scoperto molto altro, più che alle regole mi viene da pensare a uno dei miei ritrattisti preferiti, Henri Cartier Bresson che con il suo obiettivo 50 mm ottica fissa e la Leica M3 fotografava le persone quasi non rispettando le regole che ho descritto sopra.

Maurizio De Bonis (critico cinematografico e della arti visive) proprio su HCB afferma quanto segue: “… Bresson considerò sempre il ritratto una sorta di indagine psicologica e umana sulla caleidoscopica stratificazione dell’individuo”.

Concludo con un mio personale pensiero: fotografate con gli occhi e con l’anima, fotografare diventerà semplicissimo quando ogni singolo scatto sarà come una boccata di ossigeno quando si risale dall’apnea, quando sarà parte di voi.

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About The Author

Appassionato di comunicazione sui social network, Lico è consulente aziendale per la creazione di personal branding attraverso lo strumento dello storytelling fotografico. Espone in mostre collettive e personali. Trovate i suoi lavori su www.massimolico.com

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