Eugenio Manghi ci racconta il suo Mediterraneo Bollente

Published On 09/06/2012 | By Veronica Voto | in evidenza, spettacoli, video

Il 16 maggio scorso il documentarista e studioso ambientale Eugenio Manghi ha concluso le riprese di Mediterraneo Bollente, documentario che racconta con immagini e interviste i preoccupanti cambiamenti che interessano il Mare Nostrum. Sono pochissime in Italia le produzioni che hanno il coraggio di investire in termini di risorse economiche e professionali nell’attività documentaristica ed è per questo che quando abbiamo saputo dell’uscita di Mediterraneo Bollente abbiamo raggiunto al telefono Eugenio Manghi. Disponibile, cortese e sinceramente appassionato delle tematiche ambientali ci ha raccontato com’è nato questo progetto, come è stata realizzato e dove sarà distribuito.

OS: Dopo il successo di Going North, sul ruolo dei corridoi biologici, la White Fox Comm. ha deciso di occuparsi nuovamente di emergenze ambientali, quali sono le motivazioni che stanno alla base del progetto Mediterraneo Bollente?

EM: Già mentre giravo Going North, ho cominciato a sentire delle voci riguardanti l’allarmante surriscaldamento del Mediterraneo: cinque volte più degli oceani del Pianeta, pari solo all’Oceano Artico.Ho capito che questa emergenza non era solo una voce, ma una realtà e ne ho avuto conferma quando ho cominciato a interpellare colleghi ed esperti del settore. Mi sono detto: devo parlarne,a modo mio, realizzando un documentario.

OS: Quali sono le conseguenze di questo surriscaldamento? 
EM: Solo per citarne qualcuno: sta portando a un cambiamento delle correnti e la distribuzione dei nutrienti per tutta la catena alimentare del Mare Nostrum. I cetacei (soprattutto stenelle, capodogli e balenottere) si spostano, ma anche le specie in arrivo dal Canale di Suez (soprattutto crostacei, meduse e pesci) o trasportate dalle acque di zavorra delle navi (le cosiddette ”Specie Aliene”), riescono oggi ad ambientarsi e, talvolta, a scacciare le specie autoctone. Il Mediterraneo è anche diventato teatro di piccoli uragani tropicali, sconosciuti fino a qualche tempo fa. Questo è dovuto all’aumento della temperatura superficiale delle acque nei mesi estivi. L’uragano nasce nei settori meridionali, ma poi si scatena dove il Mediterraneo è più grande: la costa Levantina, in Medio Oriente, e nel Golfo del Leone, davanti alla Francia meridionale, colpendo anche la Sardegna e le coste del medio Tirreno.

OS: Chi ha collaborato al documentario?

EM: Il documentario è stato realizzato grazie al supporto di autorevoli istituti di ricerca scientifica come Fondazione Cima, CNR-ISMAR, ENEA, Istituto Tethys e con le Università del Salento, di Pavia, di Istanbul, dell’Istituto Oceanografico di Tel Aviv…e i loro esperti sono stati rilevanti per la parte documentaristica. Dal punto di vista strettamente tecnico: in prima persona io sono stato impegnato come regista, sceneggiatore, produttore…e poi c’erano due troupe, otto operatori subacquei, la nave oceanografica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, due piccoli sottomarini filoguidati. Abbiamo avuto come partner tecnici la Canon e la IDT-Redlake che costruisce le speciali macchine da presa a super-rallentatore che abbiamo usato nel film, ne risultano immagini di altissima qualità sia al cinema, sia in televisione.

OS: Quanto tempo ci è voluto per girarlo e dove sono state effettuate le riprese?
EM: Abbiamo cominciato nel 2009 e finito il 16 maggio di quest’anno a Bari, dove abbiamo fatto le ultime riprese di onde strepitose. Sono stato fortunato a riuscire a riprendere immagini come quelle. Non volevo andassero sprecate. In realtà buona parte del film è stata girata anche in Puglia, a Bari- come ho già detto-e poi a Polignano a Mare, lungo la costa salentina, a Otranto, Brindisi, Margherita di Savoia e sulla costa meridionale del Gargano. Ma siamo stati anche a Venezia, dove sono state effettuate riprese di grande fascino, non senza preoccupazione per il futuro della città lagunare.

OS: Dove possiamo vedere Mediterraneo Bollente?
EM: C’è stata un anteprima in TV all’interno di un servizio del programma TERRA! e un’anteprima per il pubblico a Milano il 22 maggio. Il film ha ottenuto il riconoscimento di “Opera di Interesse Culturale” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale del Cinema e questo gli garantirà una  distribuzione sugli “schermi di qualità”. Poi ci sono i festival. Purtroppo quest’anno non siamo riusciti a partecipare a Cinemambiente, di Torino, ma di sicuro ci proveremo l’anno prossimo. Dopo il cinema comincerà l’attività di vendita e distribuzione home video, ma intanto – come sempre- abbiamo buoni riscontri dall’estero: ci ha già contattati una TV svizzera e altre TV internazionali presenti al MIP a Cannes.

OS: Lo rifarebbe?
EM: Amo molto il mio lavoro, ma questa volta lo sforzo fisico ed economico è stato enorme per me. Ora come ora le dico che sono stanco e non inizierei una produzione così impegnativa per altri due anni…

D’altra parte – ci sentiamo di aggiungere noi- “è uno sporco lavoro e qualcuno lo deve pur fare“…

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Appassionata di scrittura, cinema e nuove tecnologie...Scrivo per sopravvivere e invece vorrei vivere solo scrivendo...

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