Ravenna ospita una mostra sull’arte italiana dal’45 al ’53

Published On 11/04/2011 | By Veronica Voto | cultura


Arte italiana tra il ’45 e il ’53, ovvero gli otto anni in cui davvero l’Italia s’è desta, il tempo più vivace, magmatico, contrastato di tutto il nostro Novecento in programma nelle sale del Museo d’Arte di Ravenna (MAR) fino al 26 giugno 2011. Le opere ultime, eppure spesso sorprendentemente felici, dei grandi protagonisti della prima metà del secolo: da Morandi a De Pisis, da Balla a Carrà, da Casorati a De Chirico, da Martini a Marini e Manzù. Maestri, non ancora scomparsi, dei quali viene documentato il lavoro di quegli anni, fra storia e attualità. Ma L’Italia s’è desta: 1945-1953. Arte italiana nel secondo dopoguerra è in primo luogo il racconto del voltar pagina, un mutar paradigma di una generazione alla ricerca, affannosa e creativa, di nuove possibilità espressive.
Milano, Torino, luoghi di resistenza degli ultimi anni della guerra, furono insieme a Roma e Venezia le principali città nelle quali la vita artistica italiana riprese impulso.
Erano gli anni in cui gli artisti italiani più impegnati identificavano in Pablo Picasso l’imprescindibile alternativa europea alla chiusura provincialista. Le sue opere rappresentavano un modello fondamentale della modernità, per linguaggio e contenuti ideologici. L’infatuazione Neocubista, secondo il modello di Guernica, trova riscontro in gran parte degli artisti, con figure di primissimo piano come Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato, mentre il bisogno di un legame tra arte e oggettività si esprime nelle diverse forme di Realismo di un Peverelli, di un Testori, di un Sassu, di uno Zigaina.
Quasi contemporaneamente l’esigenza di coalizzarsi in gruppi veniva espressa dal Fronte Nuovo delle Arti che accomunava presenze eterogenee (Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato oltre a Levi, Santomaso, Vedova, Viani) ed ebbe la consacrazione alla Biennale del ’48, pur nella difficile convivenza di figure e istanze incompatibili.
In ambito romano nel ’47 nasceva Forma 1, ovvero il gruppo astratto votato a Balla, a Kandinskij, a Matisse, con artisti come Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo, Turcato. Il frenetico bisogno di cambiamento che caratterizzava le vicende della ricerca non figurativa, trovava riscontro ancora a Roma intorno alla Fondazione Origine (1949) con Ballocco Burri, Capogrossi, e a Firenze con il Gruppo dell’Astrattismo Classico (1950) capeggiato da Berti e Nativi.
Intanto Fontana, rientrato a Milano dall’Argentina, nel 1947 diede vita allo Spazialismo insieme a Crippa e Dova; pochi anni dopo, nel ’51, sempre nel contesto milanese ricco di fermenti, nasceva il MAC Movimento Arte Concreta, composto fra gli altri da Dorfles, Munari, Radice, Reggiani, Sottsass.
Ne ’52 Baj, Colombo, Dangelo sottoscrivevano il Manifesto della pittura Nucleare, nello stesso anno Lionello Venturi presentava il Gruppo degli Otto, (con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova) con la formula dell’Astratto Concreto.
Un particolare risalto viene dedicato anche a coloro che portarono avanti ricerche personalissime come Alberto Burri, Carol Rama, Luigi Spazzapan, Antonio Zoran Music, Tancredi, e alcuni giovani bolognesi come Romiti, Bendini, Vacchi figure sostanzialmente isolate rispetto ai gruppi ufficiali.
Pur concentrata sull’arte, la rivisitazione degli otto anni che traghettarono l’Italia alla contemporaneità trovano in mostra, esempi di intersezioni con le altre arti, dal cinema del Neorealismo, all’architettura. In un proteiforme mosaico che nella diversità e dissonanza delle sue tessere compone l’immagine estremamente composita di una Italia nuova.

L’Italia s’è desta: 1945-1953. Arte italiana nel secondo dopoguerra
Data Fine: 26 giugno 2011
Luogo: Ravenna, MAR Museo d’Arte della città di Ravenna – via Roma 13 (RA)
Telefono: 0544.482017 / 482775
Sito Web: http://www.museocitta.ra.it/

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